Il bambino è autistico, «urla», «disturba». I compagni disertano la scuola

La scuola dovrebbe essere il primo canale di integrazione fra un alunno diversamente abile e una classe di bambini normodotati questo purtroppo non è successo in una scuola di Palermo.... riceviamo ed inoltriamo:

 

 

Gli alunni disertano la scuola perché nella loro classe c’è un bambino autistico. È l’incredibile episodio verificatosi martedì scorso in un istituto della provincia di Palermo e che ha riguardato uno scolaro di 7 anni. Quando Benedetto (nome di fantasia) è entrato in classe, gli altri bambini non c’erano.

I genitori avrebbero deciso di non accompagnarli in aula perché il compagno autistico qualche volta urla. Benedetto si è trovato così davanti una classe deserta. Non è la prima volta che ha incontrato l’umiliazione. «Mio figlio – ha detto la donna, assistita dall’associazione Parlautismo – ha un rendimento altissimo, ma viene identificato come un bambino che si comporta male. E quindi viene punito: ad esempio è stato obbligato a mangiare da solo». La storia viene raccontata oggi da Claudio Reale su Repubblica:

 

 

 

"Il muro contro muro, secondo la madre, è iniziato da qualche mese. «All’inizio — racconta — ho dovuto contattare a mie spese una terapista perché assistesse il bambino. Ma le difficoltà sono continue: mio figlio non sa usare le forbici, eppure qualche giorno fa è stato accusato di aver tagliato una ciocca di capelli a una compagna». La preside, dal canto suo, ha invece convocato i genitori a scuola: «Quello che è successo — commenta — è spiacevole. Siamo stati presi alla sprovvista». Una tesi condivisa da Maurizio Gentile dell’Ufficio scolastico regionale: «La scuola — spiega — non era al corrente della vicenda. Il problema è rientrato: domani (oggi per chi legge, ndr) il bambino tornerà a scuola. Probabilmente è stato un qui pro quo».
Ma una delle rappresentanti dei genitori racconta un’altra storia: «I nostri figli — afferma — subivano un disagio. Quel bambino è violento e abbiamo cercato di aiutarlo, ma le maestre ci chiedevano solo di aspettare. Intanto i nostri figli si facevano male. Dovevamo proteggerli: abbiamo preso questa decisione eclatante per attirare l’attenzione della scuola». Oggi sarà consegnata una lettera per spiegare il gesto di martedì: «Per noi — prosegue la rappresentante dei genitori — l’importante è il benessere psicofisico dei bambini, di tutti i bambini. L’assenza, che comunque non ha riguardato tutti, non era una provocazione a quel compagnetto. È stato tutto frainteso, non abbiamo niente di cui scusarci».