DDL riforma scuola. Con la riforma il primo concorso per cattedre di sostegno

Sulla riforma della scuola il Governo alla fine ha posto la fiducia: il Senato voterà oggi il maxi emendamento. Ecco tutte le novità sull'inclusione degli alunni più fragili, dalla disabilità ai bes passando per l'adozione

Il Governo ha posto ufficialmente la fiducia sulla riforma della scuola. Il nuovo testo è quello contenuto nel maxiemendamento presentato dai relatori Puglisi (Pd) e Conte (Ap). Oggi pomeriggio, intorno alle 16, ci sarà la votazione.

Ci saranno quindi subito 100mila assunzioni, più un nuovo concorso, per titoli ed esami, da bandire entro il 1° dicembre 2015, che garantirà immissioni in ruolo entro il settembre 2016. Ci sarà per la prima volta nella storia un concorso dedicato esclusivamente ai posti di sostegno, a cui potrà accedere chi è in possesso del relativo titolo di specializzazione (art. 108).

 

Il concorso per il sostegno

Fino ad oggi i concorsi erano solo su posti comuni e successivamente gli insegnanti in possesso del titolo di specializzazione entravano in un elenco da cui trarre le nomine su posti di sostegno. I concorsi di cui alla lettera banditi per i posti di sostegno prevedono lo svolgimento di distinte prove concorsuali per titoli ed esami, suddivise per i posti di sostegno della scuola dell'infanzia, per i posti di sostegno della scuola primaria, per i posti di sostegno della scuola secondaria di primo grado e per quelli della scuola secondaria di secondo grado. Il superamento delle rispettive prove e la valutazione dei relativi titoli dà luogo ad una distinta graduatoria di merito, formulata per ciascun grado di istruzione. A decorrere dal prossimo concorso pubblico, per ciascuna classe di concorso possono accedere alle procedure concorsuali per titoli ed esami, esclusivamente i candidati in possesso del relativo titolo di abilitazione all’insegnamento e, per i posti di sostegno per la scuola dell'infanzia, per la scuola primaria e per la scuola secondaria di primo e di secondo grado, i candidati in possesso del relativo titolo di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità. Questo significa che chi sceglie il sostegno lo sceglie “per sempre”: per passare a una cattedra comune dovrà fare una nuova abilitazione. Per Salvatore Nocera, referente scuola della Fish, «è una scelta che valorizza la professionalità degli insegnanti di sostegno, dà continuità didattica e pone fine, dopo tanto tempo, ai “salti” troppo rapidi dalla cattedra di sostegno a quella curricolare».

 

La delega per la riforma del sostegno

All’articolo 178 comma c) il “sostegno” torna, all’interno della delega attribuita al Governo, che lo impegna entro 18 mesi alla «promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità e riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione». Nove i punti che danno gambe a questo obiettivo:

  • la ridefinizione del ruolo del personale docente di sostegno al fine di favorire l'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, anche attraverso l'istituzione di appositi percorsi di formazione universitaria;
  • la revisione dei criteri di inserimento nei ruoli per il sostegno didattico, al fine di garantire la continuità del diritto allo studio degli alunni con disabilità, in modo da rendere possibile allo studente di fruire dello stesso insegnante di sostegno per l'intero ordine o grado di istruzione;
  • l'individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni scolastiche, sanitarie e sociali, tenuto conto dei diversi livelli di competenza istituzionale;
  • la previsione di indicatori per l'autovalutazione e la valutazione dell'inclusione scolastica;
  • la revisione delle modalità e dei criteri relativi alla certificazione, che deve essere volta a individuare le abilità residue al fine di poterle sviluppare attraverso percorsi individuati di concerto con tutti gli specialisti di strutture pubbliche, private o convenzionate che seguono gli alunni riconosciuti disabili ai sensi degli articoli 3 e 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e della legge 8 ottobre 2010, n. 170, che partecipano ai gruppi di lavoro per l'integrazione e l'inclusione o agli incontri informali;
  • la revisione e la razionalizzazione degli organismi operanti a livello territoriale per il supporto all'inclusione;
  • la previsione dell'obbligo di formazione iniziale e in servizio per i dirigenti scolastici e per i docenti sugli aspetti pedagogico-didattici e organizzativi dell'integrazione scolastica;
  • la previsione dell'obbligo di formazione in servizio per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, rispetto alle specifiche competenze, sull'assistenza di base e sugli aspetti organizzativi ed educativo-relazionali aventi riferimento al processo di integrazione scolastica;
  • la previsione della garanzia dell'istruzione domiciliare per gli alunni che si trovano nelle condizioni di cui all'articolo 12, comma 9, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

Rientra in questa delega la accesa discussione sulla ridefinizione dell’insegnante di sostegno, arrivate nelle scorse settimane anche sulla stampa nazionale. A questo proposito nel seminario che si è tenuto a Bologna lo scorso 18 giugno, Marco Campione, cposegreteria del sottosegretario Davide Faraone, ha assicurato che si farà un "tavolo tecnico" per definire insieme i contenuti della delega al governo, a cui parteciperanno insegnanti, Università, associazioni, Miur e altri soggetti. La distanza fra le proposte in campo sembra però ancora ampia.

Resta all’articolo 24 il passaggio introdotto alla Camera, che scrive nero su bianco che «l'insegnamento delle materie scolastiche agli studenti con disabilità è assicurato anche attraverso il riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».

L’articolo 82 prevede che il dirigente scolastico, nell'ambito dell'organico dell'autonomia assegnato e delle risorse, anche logistiche, disponibili, riduce il numero di alunni e di studenti per classe rispetto a quanto previsto dal regolamento in vigore (DPCR 20 marzo 2009, n. 81) allo scopo di migliorare la qualità didattica anche in rapporto alle esigenze formative degli alunni con disabilità.

All’interno del piano straordinario di assunzioni che saranno fatte entro settembre 2015 c'è la possibilità per i docenti in possesso di specializzazione al sostegno di esprimere la preferenza per l’assunzione su posti di sostegno o posti curricolari (art. 99): «I soggetti interessati dalle fasi di cui al comma 97, lettere b) e c), se in possesso della relativa specializzazione, esprimono l'ordine di preferenza tra posti di sostegno e posti comuni. Esprimono, inoltre, l'ordine di preferenza tra 5 o più province, a livello nazionale, per cui intendono partecipare. In caso di indisponibilità sui posti per le province indicate, non si procede all'assunzione».

Scuola aperta e alunni adottati

Resta l’idea di una scuola aperta, già alla quinta riga dell’articolo 1, dove si parla di «realizzare una scuola aperta, quale laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica, di partecipazione e di educazione alla cittadinanza attiva» e all’articolo 2 comma m) c’è la «valorizzazione della scuola intesa come comunità attiva, aperta al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l'interazione con le famiglie e con la comunità locale, comprese le organizzazioni del terzo settore e le imprese».

Entra anche un riferimento specifico agli alunni adottati, con la citazione delle Linee guida Miur/Care: all’articolo 2 comma l) si parla infatti di «prevenzione e contrasto della dispersione scolastica, di ogni forma di discriminazione e del bullismo, anche informatico; potenziamento dell'inclusione scolastica e del diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali attraverso percorsi individualizzati e personalizzati anche con il supporto e la collaborazione dei servizi socio-sanitari ed educativi del territorio e delle associazioni di settore e l'applicazione delle Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati, emanate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca il 18 dicembre 2014».

 

 

Il maxiemendamento potete leggerlo qui