Calci e schiaffi all'alunno autistico: maestra di Spinaceto condannata

di Raffaella Troili

 

 

 

E' stata condannata a due mesi di reclusione per abuso dei mezzi di correzione e a risarcire la famiglia la maestra che prendeva a schiaffi e calci un piccolo alunno autistico. Le violenze, che risalgono al 2010, sono avvenute nel plesso Renzini del 143° circolo didattico di Spinaceto. Mara Felici era stata rinviata a giudizio con l'accusa di maltrattamenti e lesioni personali aggravati ai danni del piccolo di sei anni. Per mesi l'alunno era stato vittima di punizioni, strattoni, perfino lanci di banchi, la maestra gli si sedeva sulle ginocchia per immobilizzarlo. Il tutto sotto gli occhi impauriti degli altri bambini e delle insegnanti: la Felici li terrorizzava, minacciandoli di non dire niente a casa. 
Ieri la sentenza di primo grado, parte civile l'Associazione per la tutela dei minori presieduta dall'avvocato Maria Carsana che a suo tempo aveva presentato una denuncia contro l'insegnante colpevole delle violenze e contro la preside della scuola.

Fu il padre a rivolgersi all'associazione, preoccupato dallo stato psicofisico del figlio, che sottoposto a quelle angherie psicologiche aveva iniziato a mostrare disagi, a farsi la pipì addosso nelle ore diurne, rifiutandosi di andare a scuola. Una ad una diverse maestre raccontarono alla preside quanto avveniva da mesi a scuola, la maestra venne sottoposta a procedimento disciplinare da parte del ministero e spostata in biblioteca.

Le stesse maestre ascoltate con gli alunni dagli inquirenti della procura capitolina hanno confermato le accuse. Intanto la ctu riscontra nel piccolo una malattia ansioso depressiva a seguito dei maltrattamenti subiti. Ieri la sentenza, derubricato il capo d'imputazione del pm, da reato da maltrattamenti aggravati (dai 4 ai 9 anni di reclusione) ad abuso di mezzi di correzione. «Da qualche mese la maestra era tornata nelle classi - interviene Carsana - credo che a questo punto, con la condanna, non sia più il caso. Anche il ministero sarà chiamato a risarcire la famiglia».

 

Fonte: ilmessaggero.it